Quando si parla di "democraticità" all'interno dell'Ente associativo va da sé che la prima "spia" di allarme per gli accertatori scatta analizzando i processi di comunicazione "interna" ed "esterna" del sodalizio. Queste riflessioni del Dott. Andrea Carovigno iniziano a svelarci interessanti orizzonti per una sana gestione associativa.

Parlare di comunicazione oggi è un po' come parlare delle ricette culinarie, tutti ne parlano ma soprattutto ognuno ha i suoi gusti ... Per chi vive nella comunicazione, la fa, la forgia per un pubblico sempre diverso e oggi molto, molto esigente, sempre più attento e consapevole della propria importanza, attualmente è una bella sfida.

Se per un momento immaginassimo un blackout completo che ci privi della luce, dell'energia elettrica che fa funzionare i nostri “amati” strumenti (pc, smartphone, ecc.), cambierebbe la nostra comunicazione! Mi sono interrogato spesso su questo aspetto e devo dire inizialmente che non ho la soluzione in tasca ma mi piacerebbe coinvolgervi in alcuni ragionamenti o quantomeno stimolarvi attraverso una serie di suggestioni.

Cominciamo col dire che l'essere umano nasce come essere “sociale”, indipendentemente da tutto e tutti, ricerca il contatto con l'altro e oggi lo fa attraverso la tecnologia (una buona dimostrazione sono i Social) ed essendo appunto “sociale” ricerca la condivisione (l'amicizia su i Social), il riconoscimento (i like sui Social), ecc. Le organizzazioni in generale rappresentano un buon esempio di questa esigenza, le associazioni sono poi, per loro natura, un vero e proprio ricettacolo di impegno, condivisione ma la realtà oggi è un po' diversa ma vediamo …

Il paradigma secondo il quale si debba migliorare laddove si è carenti in qualcosa ha fatto si che molte realtà migliorassero ma non abbastanza per essere competitive. Il mondo dello sport e, in questo senso CSEN è un ottimo attore, ci insegna che è sicuramente importante lavorare sui propri limiti ma lo è altrettanto lavorare sui propri talenti e probabilmente è lavorando su talenti, prerogative e capacità che si possono vincere le sfide e raggiungere considerevoli traguardi.

Questo concetto vale per le organizzazioni, le associazioni e le persone, con accezioni differenti ma spesso con gli stessi risultati. Un altro punto rilevante è la considerazione delle persone in gruppo, in questo caso la comunicazione tocca in maniera preponderante le leve della “relazione”. Una delle cose oggi più difficili e sicuramente impegnative, a tutti i livelli, è gestire le “relazioni”. Una realtà vincente è però spesso un'organizzazione che sa gestire le relazioni, che investe nelle relazioni e che si “spende” per queste ultime. Tutto comincia con le relazioni all'interno del gruppo per poi sfociare nelle relazioni esterne. La cura di questi ambiti crea sicuramente realtà “performanti”.

Riflettendo quindi su un eventuale blackout credo che sia fondamentale che la comunicazione diventi sempre più cura della relazione magari umanizzandola attraverso maggiori scambi “attorno ad un tavolo” ad una bella cena oppure attraverso iniziative conviviali, eventi vari, ecc.

Le domanda che allora porrei a tutti sono queste: quanto investiamo nelle relazioni per noi e per la nostra organizzazione? Pensiamo che il miglioramento nella comunicazione e nella relazione ci porti dei vantaggi? Abbiamo intenzione di creare una vera e propria road map per migliorare, diventare più competitivi, più attraenti? Se le risposte sono negative potremmo pensare di utilizzare il blackout per un buon sonnellino, altrimenti, in caso affermativo, c'è un mondo nuovo che ci attende e che, indipendentemente dalla tecnologia, ci può far crescere, cogliere opportunità impensate fino ad ora e certamente migliorare la qualità della nostra vita. Molto probabilmente questa è la luce!

Che ne pensate?